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Finché ho le parole

Libri, immagini e pensieri di Silvia Nocera

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Tag: dialogo

Social

su febbraio 23, 2024marzo 11, 2024 da silvianoceraLascia un commento

Ho appena finito di leggere un gradevolissimo libro-raccolta di scambio epistolare fra due eminenti studiosi del secolo scorso. Capisco perché gli storici si innamorano del loro lavoro, perché dagli scambi epistolari si tratteggiano le varie personalità e si scoprono le opinioni e gli atteggiamenti privati che nei documenti ufficiali sono spesso nascosti dietro a bibliografie, timbri o solennità.

Tra le tessere del mosaico delle lettere scambiate fra Emil Cioran e Mircea Eliade durante 40 anni delle loro esistenze, ho scoperto le caratteristiche della generazione dei giovani rumeni nati nei primi anni del novecento. Ma ho anche saputo che Eliade aveva un appartamentino a Parigi con una perdita alla doccia, e Cioran si era attivato per avvisare gli ospiti.

Allora ho pensato agli storici del futuro, che vorranno ricostruire i tratti personali dei personaggi di quest’epoca per dare loro una terza dimensione o che cercheranno di interpretare le passioni della popolazione e si troveranno di fronte a infiniti messaggi da 280 caratteri di intimità falsamente rivelate e con sequenze inenarrabili di emoticon…

Le tessere del mosaico si sono rimpicciolite parecchio!

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Paradossi della comunicazione

su luglio 26, 2018agosto 15, 2018 da silvianoceraLascia un commento

Viviamo nell’era della comunicazione. È il grande business ed è anche la grande rete alla quale tutti siamo collegati come con un cordone ombelicale alla grande Mamma-Internet. Questo è un bene? Questo è un male? This is the question! direbbe Amleto.

Io non saprei. Dipende dai punti di vista e dai momenti nei quali è possibile osservare come si sviluppi il fenomeno della comunicazione, personale e globale. Ecco un paio di paradossi che sorgono, se si studia un po’ l’argomento.Rorschach guardone di sabbia

Primo paradosso: non siamo mai stati così interconnessi, come specie, su questo pianeta, ma mai come ora la gente si sente sola e parla di solitudine.

Le emoticon, o emoji, ci aiutano a esprimere i nostri sentimenti nei messaggi su whatsapp o su facebook; lo schermo e il nikname anonimo che abbiamo scelto, ci proteggono dalla reazione immediata allo sguardo esterno a noi, così possiamo esprimere pareri azzardati o offensivi su twitter senza sentirci immediatamente toccati dal “ritorno” di quell’atto comunicativo verso gli altri.

Ma di persona cosa succede?

La maggiorparte delle persone si trasforma in analfabeta. È veramente difficile vedere conversazioni serene e rilassate, emotivamente aperte e fluide fra le persone, che si conoscano oppure no. Quando invece questo accade, per esempio in un programma televisivo o in un video su youtube, ciò crea una grande attrazione, perchè certamente è quello di cui abbiamo maggiormente bisogno. Questo potrebbe farci riflettere.

In compenso si moltiplicano le chat fra aspiranti suicidi, nelle quali ci si può anche fidanzare virtualmente, i siti di incontri dove si può mantenere segreta la nostra identità e fingerci altre persone, costruirci doppie vite, eccetera eccetera. E la comunicazione, quella autentica, quella da cuore a cuore, quella che è il nutrimento più goloso del nostro essere più intimo dove è andata a finire?Girasole sul viso 2

Secondo paradosso: se i pre-dialogali non ci sono, è impossibile comunicare realmente, se invece sono rispettati pienamente, basta un’occhiata per capirsi, non importa dirsi proprio niente.

Di cosa sto parlando? Delle condizioni previe al dialogo. Condizione numero uno: i termini che usiamo hanno lo stesso significato per entrambi gli interlocutori? Condizione numero due: siamo veramente sicuri che stiamo parlando dello stesso argomento? Condizione numero tre: il tema trattato ha lo stesso livello di importanza per ciascuno dei soggetti della comunicazione?

Comunicare, sul serio, non è una cosa semplice. In questa epoca la comunicazione si polarizza ogni volta di più. Ci si schiera subito fra i pro o i contro di qualsiasi cosa, e diamo per scontato tutta una miriade di sfaccettature che, se fossero prese in considerazione, renderebbero sicuramente molto più proficuo e ricco lo scambio. E forse ci farebbero passare dal pro al contro o viceversa.

La velocità di risposta, questa è la cosa più importante oggi. Essere veloci. E in quella velocità spesso perdiamo anche la consapevolezza del punto di vista da cui stiamo partendo, il nostro punto di partenza. Immaginatevi poi, come si possa riuscire a interpretare correttamente quello che dicono gli altri!acqua lunga

Per riflettere e imparare a comunicare realmente ci vuole un po’ di tempo. A volte non molto, giusto quello necessario e rimetterci in contatto con il nostro osservatore più profondo. Quello che vive in noi da sempre e da sempre ci guida in modo silenzioso, verso la nostra evoluzione e quella del nostro ambiente circostante. Questo non è banale, perché per riuscire a farlo dobbiamo aver avuto, in qualche momento della nostra esistenza, un’esperienza che ci abbia fatto prendere contatto con quell’osservatore. Altrimenti andiamo solo “di pancia” e ripetiamo le cose che ascoltiamo e che ci producono una sensazione piacevole nella pancia, appunto. Ma nella pancia vivono tutti i punti di vista, non quello che ci guida dal profondo, e lì si nascondono anche i nostri mostri più scellerati.

Alla fine, con o senza la comunicazione e la propaganda di massa, siamo sempre noi, con la nostra accuratezza e attenzione, a scegliere da chi farci guidare, a decidere chi o cosa vogliamo essere, a usare i mezzi di comunicazione in una direzione evolutiva oppure distruttiva.

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